Amarcord blu-arancione

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Nostalgia della piscina. Quando al Porticciolo si respirava aria di vera pallanuoto Un viaggio nel mondo clorato di un tempo con Renato Gandolfi Erano belli gli anni ’70 e ’80, ma anche fino a qualche decennio fa, quando a Nervi, nella storica piscina “ Mario Massa ”, quella del Porticciolo per intenderci, si vedevano partite bellissime.

Una vasca da fare invidia a chiunque, uno splendore in una location meravigliosa, per il panorama creato dal litorale sullo sfondo. La storia vasca di un club, la Società Sportiva Nervi, fondata nel 1932 e con 82 anni alle spalle, rovinata e chiusa, con le lamentele di chi era abituato a vedere le calottine blu arancio con il simbolo del gabbiano protagoniste di numerose battaglie proprio a Nervi.

La piscina “ Massa ” e la piscina “ Mameli ” sono in primo piano e la dimensione della progettualità è già stata attivata – si diceva ad agosto del 2014 – così, se i progetti andranno bene e i fondi verranno assegnati, i lavori potrebbero partire nel 2015 ”. Una speranza mai trasformatasi in realtà. Il cambio di proprietà, la chiusura, altre idee, tante parole e pochi fatti. Incapacità di valorizzare un luogo fantastico, dare una piscina per allenarsi, sia destinata ai corsi nuoto che alle partita di pallanuoto, l’ultima idea del luglio scorso, con la volontà di rivitalizzare il tutto, dimenticata.

C’è chi ricorda come se fosse oggi quei momenti, la passione, l’atmosfera, sia della pallanuoto di allora, che del modo di vivere questo sport in quel paradiso di Nervi. Un raffronto con il presente, e non c’è persona migliore di Renato Gandolfi , ex giocatore della Sportiva Nervi e attuale proprietario del Ristorante pizzeria e focacceria Halloween, a due passi dalla “Mario Massa ”. Posto frequentato da nerviesi e non, tanti ex giocatori, amici del proprietario, non solo vecchi compagni di squadra, ma pallanuotisti di ogni squadra, perché è anche così che si mantengono dei rapporti, con una bella pizza o un bel piatto a base di pesce. Halloween è questo, la fortuna di trovarsi a casa, passare del tempo in compagnia, e scambiare due chiacchiere su quello che era e quello che è il Porticciolo, con la sua piscina.

L’abitudine a sentire i fischi d’inverno e d’estate quando si giocavano i tornei come il Bebè Missaggi o, ai tempi, era il campionato a portare sulle gradinate e sul Porticciolo stesso, un numero di gente che per la pallanuoto di ora sarebbe un trionfo. Uno spettacolo. Da uomo di sport ma anche da persona sempre a contatto con la gente, di Nervi e dintorni, abbiamo chiesto a Renato come viva personalmente la vicenda: La nostalgia è tanta, come i momenti passati in quell’acqua clorata.

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Fa effetto ora vederla vuota, a tutti, ma a te in particolare, che sei stato protagonista di tante battaglie, che sensazione provoca? “Nervi, come Voltri, avrebbe bisogno della propria piscina, e non è un caso fare questi due nomi, dato che anche la Mameli ha scritto la storia di questo sport. Il mio parere è che, nel ’60, quando si decise di farlo, non si sarebbe dovuto edificarla lì, ma dal momento che è stata costruita lì, si sarebbe dovuto, e c’è ancora il tempo per farlo, ma non la voglia, seguire l’esempio di Camogli. La soluzione sarebbe stata quella di apportare le necessarie modifiche all’impianto per renderlo funzionale ad uno sport che tanto ha dato dal punto di vista dei risultati e anche sotto l’aspetto sociale. Tutti vorremmo tornare allo spirito, alle emozioni che sapeva dare quel tipo di pallanuoto, ma non possiamo, non si vive di ricordi ”.

Veniamo ora alla tua attività, quella per cui impieghi la maggior parte del tuo tempo, una passione che porti avanti con grande spirito e amore. Quando ti è venuta l’idea di aprire un locale e quanti clienti, pallanuotisti e non, sentendo qua e là, esprimono il loro parere sulla piscina in disuso? “ Ho aperto il locale nell’86 quando allenavo lo Sturla. È stata una scelta di vita e credo, col senno di poi, di aver preso la strada più giusta. Lo ammetto, l’odore del cloro e della pallanuoto in particolare tante volte mi manca, ma a un certo punto nella vita si devono prendere delle decisioni. Molti dei miei clienti sono ex pallanuotisti o atleti ancora in attività e la loro opinione in merito alla piscina non si distacca molto dalla mia, come è normale che sia.

Nostalgia? “Forse si. Un esempio, il Nervi vero e proprio non esiste nemmeno più (ora si chiama Albaro Nervi), a dimostrazione di quanto sia cambiata la mentalità in generale, e così anche valori, da ieri a oggi. Non c’è più un senso di appartenenza, le società avevano la loro vasca e le loro squadre, oggi si è persa ogni traccia di questo ed è un peccato”.

Sei d’accordo? “È cambiato tutto, forse l’unica cosa in comune è la passione, anche se la poca gente in piscina a volte mi fa dubitare anche di questa mia affermazione. Mi piacerebbe rivedere la pallanuoto d’estate perché quello era il periodo giusto per giocare e limitare le spese, vedi il riscaldamento, ma soprattutto per dare modo alla gente che ha fame di competizioni e di sport, quando gli altri vanno in letargo, di guardare qualcosa, appassionarsi, anche se è sempre più difficile”.

Infine, come vorresti fosse la zona limitrofa al locale, e quali consigli e idee troveresti per sfruttare a pieno un potenziale paradiso? “Ho già detto tutto ma se si vuole migliorare la pallanuoto bisogna fare un passo indietro. Il problema è ritrovare sè stessa, a Nervi manca la piscina perché non è funzionante, ma da altre parti mancano gli spazi acqua, quindi la situazione non è tanto idilliaca se si vuole creare qualcosa di buono. Una proposta? Un allenamento al giorno, uno straniero per squadra, campionato da aprile a ottobre e soprattutto puntare sui giovani, perché ai miei tempi se eri bravo esordivi a qualsiasi età, oggi si fa fatica a vedere giocatori di vent’anni in squadra. Un’ultima cosa, il professionismo dovrebbe lasciare spazio alla passione, questa è la base di tutto ”.

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