Fino a quando arrivò la peste

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Possiamo facilmente immaginare l’alba di Nervi come il progressivo organizzarsi di una comunità dai saperi semplici, che riguardavano l’alimentazione, l’agricoltura, la pesca, la navigazione, le tecniche di costruzione. Possiamo facilmente immaginare come si creassero competenze e si accumulassero conoscenze, con grande capacità di adattamento alle difficoltà del territorio. Più difficile è per noi immaginare una comunità in balia della natura e degli uomini, delle carestie e delle guerre, delle malattie e delle prepotenze. La morte, come la nascita e la vita, era considerata parte del ciclo naturale, così vicino alla società contadina, e la presenza del soprannaturale era molto più avvertita di quanto può accadere oggi. Nella costante e normale difficoltà di sopravvivenza ci si trovò improvvisamente a convivere con le aggressioni dei Saraceni, così venivano chiamati generalmente i musulmani.

Nell’anno 849 i pirati saraceni saccheggiarono selvaggiamente le coste del mar Ligure, dalla Lunigiana alla Provenza. Così Genova iniziò l’ampliamento delle proprie mura difensive, mentre l’esposta popolazione dei borghi costieri imparò a mettersi in salvo sulle alture boscose, inerpicandosi per le ripide e strette crêuze, che si dimostrarono delle vere trappole per gli aggressori. A Nervi si fuggiva verso la collina sovrastante il borgo, a 200 metri sul mare, dove si snodavano antichissimi sentieri di collegamento con l’entroterra.

Le incursioni marittime si aggravarono nell’anno 889, con l’insediamento dei pirati Saraceni a Frassineto, nel golfo di Saint-Tropez. Nel 934 si scatenò la reazione. Una flotta saracena aveva osato assaltare e saccheggiare Genova stessa e un’immediata spedizione navale aveva annientato il nemico, recuperando prigionieri e bottino. Da allora i genovesi costruirono la propria supremazia navale, sostenuti dai borghi rivieraschi, e nel 1099 contribuirono grandemente alla liberazione del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Si tramanda che dopo questo avvenimento sulla collina di Nervi fosse stata innalzata una croce, successivamente sostituta da un pilastro con l’immagine della Madonna.

La popolazione aumentò, sviluppando l’agricoltura, la pesca, l’artigianato, i commerci terra-mare. Testimoni di questo cambiamento sono i contratti di insediamento agricolo, le piantine delle terre dissodate, l’aumento dei tributi, gli accordi commerciali, l’intensa attività dei notai. La crescita fu abbastanza regolare: si produceva di più, si mangiava meglio, ci si ammalava meno. La morte continuò ad essere una presenza concreta, familiare, naturale. Si continuò ad aver paura, a difendersi, a fuggire, a pregare. Fino a quando arrivò la peste.

Nell’ottobre del 1347 dodici navi mercantili genovesi sbarcarono nel porto di Messina, provenienti dalla colonia di Caffa, all’epoca assediata dai Tartari. I marinai avevano contratto un morbo letale che si manifestava con bubboni, macchie nere, emorragie e febbri, contagiando gli abitanti. Le navi portatrici di morte furono cacciate, ma troppo tardi e con conseguenze funeste, perché dalla Sicilia cominciò a diffondersi in Europa un’epidemia devastante, passata alla storia come la Peste Nera.

Nel gennaio 1348 le galee portarono a Genova il contagio, che si diffuse a macchia d’olio. A Nervi la morte si trasformò in un incubo ignoto, spaventoso, portatore di solitudine. Di fronte al veloce e inesorabile estendersi del male gli uomini reagirono in modo differente alla paura ed ai comportamenti isterici si contrappose il senso di carità. Quando l’incubo finì i Nerviesi fecero costruire una chiesetta proprio sulla loro collina rifugio. La chiesetta e la collina prenderanno poi il nome di San Rocco, il misterioso pellegrino guaritore degli appestati, che nacque proprio quando infieriva a Nervi la peste nera.

Di Rocco sappiamo che a diciassette anni indossò l’abito del pellegrino, si dedicò alla cura degli appestati ed ottenne guarigioni. Fu egli stesso contagiato dalla peste e pare fosse sopravvissuto nel totale isolamento grazie ad un cane, che gli avrebbe portato ogni giorno un pane. In Liguria si diffuse particolarmente il culto di questo santo, che venne raffigurato vestito da pellegrino, con la piaga della peste sulla coscia ed un cane ai suoi piedi.

Per tre secoli il morbo non scomparve mai del tutto dall’Europa, ma continuò a manifestarsi in forma più moderata e circoscritta. A Nervi ricomparve nel 1382, nel 1438, nel 1493, nel 1528, ma si scatenò nuovamente nella terribile epidemia del 1656. Fu così che la secolare Chiesetta di San Rocco divenne un provvidenziale lazzaretto per gli appestati, affiancandosi nell’opera di carità all’hospitale per pellegrini del Capo, presso la baia.

Di Marcella Rossi Patrone

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