..e poi ci sono gli eroi

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“Sono solo uno dei circa sessanta militi impegnati in questa importante battaglia contro il Coronavirus”. Mauro Armanini, volontario della PA Nerviese, mentre parla con noi al telefono ha ancora la mascherina sul volto, è appena rientrato dall’ospedale San Martino dove è stato sottoposto a un lavaggio a base di cloro.

Per quale motivo il cloro?

“E’ la procedura. Dopo un servizio, in aiuto a un potenziale contagiato da Coronavirus, il protocollo prevede un equipaggiamento speciale (guanti, mascherine, tuta e visiera, ndr) e un lavaggio con una soluzione cloridrica”.

Com’è la situazione?

“C’è bisogno dell’aiuto di tutti ed è necessario che la gente stia a casa. Questo virus è subdolo e per sconfiggerlo dobbiamo giocare di squadra”.

Quale atmosfera si vive in questi momenti?

“Tesa, certamente. Capita spesso, ahimè (sospira, ndr) in queste ore. Quando la centrale pronuncia quelle due parole, confesso, viene la pelle d’oca”.

Quali parole?

“Preparatevi, Coronavirus. Il cuore ti va in gola perché pensi a tutte le persone a cui vuoi bene. Le malattie ci sono sempre state, certo. Ma questo fa paura. Per questo è importante che tutti stiano a casa e rispettino le regole fondamentali di lavarsi spesso le mani e mantenere un metro di distanza quando si esce per sola necessità. Ribadisco, per sola necessità. In questo momento, proprio adesso, non possiamo mollare. I medici e gli infermieri in prima linea. Poi ci siam noi, siamo un pezzo del sistema”.

Ha mai paura?

“Ho sempre paura. Quando sei lì la paura c’è, sarei bugiardo a dire il contrario. La paura si trasforma in allarme, sei sempre in allerta e con l’addestramento che abbiamo riusciamo a incanalare questa emozione forte in concentrazione”.

C’è un modo per combattere questa paura?

“Mi viene in mente una frase di Giovanni Falcone. L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza. Il terrore si combatte con la consapevolezza, l’esperienza e gli strumenti di protezione che abbiamo. Il 118, a Genova e in Liguria, è incredibile; prepara i militi in una maniera perfetta. La paura, nel momento stai soccorrendo quella persona, viene naturale. Poi passa. Ci tengo a dire una cosa però”.

Prego.

“State a casa, state assolutamente a casa. Non lo dico come milite ma come cittadino, come genovese e come nerviese. In questi giorni, per il quartiere, ho visto troppe persone anziane a spasso. Questa battaglia dobbiamo combatterla tutti insieme. Noi possiamo fare la differenza ma voi dovete aiutarci. Come? Restando in casa. Siate fiduciosi perché ci rialzeremo più forti di prima”.

Da quanto tempo presta servizio?

“Sono esattamente 31 anni, ne avevo 17 anni quando ho iniziato. Vai a lavorare e la sera, anziché uscire con gli amici o giocare a calcetto, vai in un ambiente bellissimo e ti metti a disposizione degli altri. Fai qualcosa per gli altri. Quando mi chiedono chi te lo fa fare, io penso che il grazie della persona che hai appena salvato è qualcosa di impagabile. Di incredibile. Io lo faccio perché alla sera mi metto a letto sono sereno con me stesso, quello che potevo fare per gli altri l’ho fatto. Ho contribuito nel mio piccolo. Siamo solo tasselli di un grande mosaico”.

Ha un pensiero per noi, ci ha detto. Quale?

“Vorrei ringraziare tutti i miei amici militi della PA Nerviese. Siamo come fratelli guidati dalla nostra luce nelle tenebre: Maria Pittari, senza di lei non sapremo cosa fare. Ah dimenticavo…”.

Ci dica.

“State a casa!”.

 

 

 

 

 

 

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