Economia, esiste un momento giusto per investire?

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a cura di Ivana Traverso

In molti casi la ricerca continua di certezze e sicurezza ci porta a rimandare nel tempo questa decisione, senza sapere che le conseguenze del rimanere fermi possono essere molto più dannose.

Per meglio comprendere il concetto, analizziamo il comportamento di quattro risparmiatori che nell’arco di 20 anni hanno agito in modo differente: chi è rimasto liquido sul conto, chi ha investito tutto il suo risparmio in forme più o meno rischiose e chi invece ne ha investito solo una parte:

Ebbene si: il risparmiatore 4 investendo solo 60€ al mese dei 100 disponibili, si ritrova al termine dei 20 anni con un capitale maggiore rispetto al risparmiatore 1.

Nonostante questo dato sia estremamente chiaro, nella realtà  accade esattamente il contrario: se prendiamo l’ultima fotografia della ricchezza finanziaria italiana, vediamo come il contributo maggiore alla sua crescita sia dovuto ai nuovi risparmi (87%) e solo in minima parte (13%) agli investimenti:

Per comprenderne il motivo, proviamo attraverso la finanza comportamentale a scoprire quali dinamiche ci sono alla base di questi comportamenti che nella maggior parte dei casi, portano gli investitori a “scegliere di non scegliere”.

La tendenza a rimanere nella propria zona di comfort è naturale, innata in ognuno di noi e collegata all’ansia finanziaria: più elevata è quest’ansia, più si rimandano le decisioni. Un’ansia che è negativamente correlata alla cultura finanziaria: in altre parole, è più alta laddove più modesta è la competenza in materia finanziaria.
Va da sé quindi che quando ad esempio non si conoscono le dinamiche di mercato, le tipologie d’investimento e il funzionamento della Borsa, si ha paura di quello che potrebbero riservare.

La classica paura dell’ignoto, di ciò che non si conosce che, insieme alla poca conoscenza ci porta a rimanere fermi, a “scegliere di non scegliere”.

L’altro importante motivo è la naturale avversione alle perdite: è scientificamente dimostrato come il nostro cervello valuti l’importanza delle perdite molto più dei guadagni: per la precisione il doppio.

In ambito finanziario questo rischia di tradursi in scelte poco razionali come vendere troppo presto posizioni in guadagno e tenere a lungo quelle in perdita, con la speranza di recuperarle prima o poi, oppure non percepire “perdite certe” come quella del potere di acquisto causata dall’inflazione.

E proprio la differenza tra rischio reale e percezione del rischio, verrà analizzata ed approfondita nel corso del quarto e ultimo appuntamento del nostro ciclo di incontri “Economia in pillole”.

Vi aspetto lunedì 19 aprile dalle ore 17!

 

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