Giro del Mondo di Luca Capocchiano

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Quante volte si è sentito parlare, accennare o solamente sognare il giro del mondo. C’è chilo ha voluto fare in barca vela, chi ha provato a piedi e persino che ha immaginato di intraprenderlo a bordo di una mongolfiera, proprio come Jules Verne. C’è qualcun altro, invece, che ha lasciato la penna e le chiacchiere al vento per prende in mano la situazione, o sarebbe meglio dire la manopola dell’acceleratore.

Il suo nome è Luca Capocchiano, ha 36 anni ed è genovese; meccanico della Superbike ha come punto di riferimento il Vespa Club Nervi, luogo di ritrovo storico per gli amanti del genere e che ha sede nel cuore pulsante del Porticciolo.

A bordo del suo TS 125 ha percorso oltre 40 mila chilometri in 8 mesi, attraversando 28 paesi, da Nord a Sud e da Est a Ovest.
Un viaggio tracciato prima su di una mera cartina politica, poi messo in pratica con devozione, sacrificio e amore per una passione da 80 chilometri orari: la
Vespa. Prendiamo alcuni spunti dal suo diario di viaggio, visitabile al sito www.ilgirodelmondoa80allora.com. Vi consigliamo di andare a ficcare il naso tra le pagine multimediali della pagina, sì perché potete scoprire per davvero angoli di mondo, di culture e di persone che forse non immaginereste neppure.
giro del mondo luca capocchiano
La parte che ho scelto per voi riguardo il tragitto in Iran che Luca Capocchiano ha percorso da Maku a Bandar Abbas.
«Durante tutto il tempo in cui ho viaggiato in Iran mi sono arrivati dall’Italia continue raccomandazioni e inviti alla prudenza. Ho avvertito la profonda preoccupazione delle persone che mi vogliono bene e la seducente e un pò oscena attesa del disastro da parte di altri, la stessa che, inconfessata, molti provano alla partenza di una gara di F1 augurandosi di vedere un gran botto.
Pronti nell’eventualità a dichiarare solenni “Io gliel’avevo detto” oppure “beh, in fondo se l’è cercata” o amenità simili. E mentre questo accadeva io passavo in mezzo a un Paese meraviglioso, carico di storia, cultura e tradizioni, zeppo di tesori architettonici e paesaggi mozzafiato e in cui, nonostante tutto questo, la cosa più bella e sorprendente che ho trovato sono stati gli iraniani. Col sincero desiderio di accogliere uno straniero, per la disponibilità ad offrire sempre qualunque tipo di aiuto e supporto, e soprattutto con un’ospitalità letteralmente incredibile agli occhi e al cuore di un europeo, gli iraniani hanno fatto in modo che durante i 2500 km percorsi da nord a sud nel loro Paese non solo non mi sia mai sentito in alcun modo minacciato o in pericolo, ma che col passare dei giorni crescesse la sensazione di esserne protetto.
Dopo avere rimontato il motore del TS ero rimasto altri due giorni a Dogubayazit, per sistemare tutti gli ultimi dettagli. Non ero affatto tranquillo del mio lavoro e per il giorno della partenza avevo programmato una tappa breve di appena 120 km, giusto per passare la frontiera e arrivare a Maku, la prima città iraniana oltre il confine. Ero anche preoccupato più del solito per il passaggio in frontiera.
I primissimi chilometri sono stati carichi di ansia, con la sensazione invincibile che un nuovo guaio al motore fosse imminente. Il motore non va bene, sono stato troppo prudente con la carburazione. Con le orecchie tese ascoltavo così attentamente ogni
minimo rumore che neppure mi sono accorto di essere arrivato alla dogana.
I poliziotti dal lato turco mi han subito notato, e fatto segno di avvicinarmi superando la lunga fila di camion fermi in attesa. Ma non per chiedermi i documenti, piuttosto per vedere me e il mio strano mezzo da vicino. Erano increduli e divertiti e hanno fischiato ai colleghi iraniani di là dal cancello che subito si sono messi a farmi gesti di approvazione. Sulle ali di questo collettivo buonumore passare la frontiera è stato facile e veloce, nonostante sia servito per la prima volta il carnet di passaggio, quella specie di passaporto per il veicolo senza il quale in molti paesi non si entra. Pochi timbri, molti sorrisi e in un attimo mi si è aperto il cancello.
Credetemi, la Vespa ha davvero i superpoteri. Una breve discesa e poi finalmente l’Iran, da percorrere per oltre 2500 km dalle gelide montagne del nord da cuoi sono entrato alle spiagge sempre calde del golfo persico. E’ Bandar Abbas la mia destinazione, da dove cercherò in qualche modo di imbarcarmi per l’india. Sono ripartito davvero, il viaggio continua».

luca capocchiano - giro del mond

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