La bottiglia di Markus racconta la sua storia

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“19 aprile 2000

Dopo che il giorno va a finire e io aspetto il tramonto  ……. ….. ….

Vorrei raccontare che nella vita tante …….

……………..

Ero alla ricerca di pace  e distensione ma non so come, non ci sono del tutto riuscito. 

Spero di ritrovarmi a casa pieno di energia e di potermi occupare delle cose che sto facendo….. 

…..Il senso della vita è dare senso…(alla vita) 

Markus”

Un ragazzo, forse un uomo. Non conosciamo personalmente Markus ma grazie a un po’ di carta e a qualche macchia d’inchiostro sbiadita dal tempo lo sentiamo già vicino, un amico appena conosciuto.

In quel foglio sgualcito e corroso, Markus, ha voluto tatuare il suo animo, il suo pensiero. Racconta la storia di un essere umano, in riva al mare, lascia che sia l’emozione a prendere il sopravvento sulla realtà; si lascia trasportare dalla magia dei luoghi che lo circondano.

Markus si trova a Nervi, a Capolungo o su chissà quale spiaggia lontana. Davanti a sé ha il mare; un tramonto. Racconta il senso della vita; un filosofo, forse poeta, misterioso che – mascherato da un velo di tenebra lascia affondare le righe del suo messaggio nelle pieghe del tempo – ha voluto raccontare al futuro il proprio modo di essere e in un certo modo il proprio male di vivere. Ha voluto custodirlo in uno scrigno certamente resistente ma altrettanto certamente umile e semplice come una bottiglia trovata – guarda caso – da un fotografo (Roberto Zanleone). Un fotografo, un narratore di vita, colui che meglio di qualunque altro può raccontare ed essere cronista di fatti e azioni grazie alle immagini.

Dice che vorrebbe raccontare molte cose…poi il testo si interrompe, il sole non è stato clemente con il foglio di Markus, proprio quello sul quale ha raccontato sé stesso.

Non sono riuscito a trovare la pace, scrive. L’ho cercata, spiega.

Soffre. I pochi periodi leggibili sono trancianti, secchi e diretti. Tuttavia non si arrende Markus, ripone speranza, magari la ripone proprio in questo futuro in cui viviamo noi oggi a distanza di 19 anni: Spero di ritrovarmi a casa pieno di energia e di potermi occupare delle cose che sto facendo.

Nel finale, Markus, saluta il suo anonimo e sconosciuto lettore. Lascia per lui un aforisma, forse un consiglio: Il senso della vita è dare senso…(alla vita).

“Con l’indispensabile aiuto miei colleghi di lingua tedesca del Liceo Deledda, stiamo provando a tradurre quanto scritto nel messaggio in bottiglia trovato a Capolungo – scrive alla nostra redazione Stefano Ghirardi – Oltre al sottoscritto che si è attivato, le mie colleghe Antonella Torresin e Katharina Stockert del Liceo Grazia Deledda si sono adoperate nella traduzione”.

Dobbiamo a loro quanto letto fino adesso. In qualità di Direttore de Il Nerviese mi sento di ringraziare personalmente Stefano Antonella e Katharina che ci hanno aiutato a conoscere qualcosa di più Markus. Mi permetto di chiamarli per nome, sì perché ci hanno preso per mano e come in un viaggio onirico ci hanno accompagnato tra i pensieri e le parole del nostro misterioso e sconosciuto poeta-filosofo forse tedesco, forse austriaco o forse svizzero ma certamente nerviese d’adozione.