La degenerazione urbana di Quarto: il ponte sulla ferrovia

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di Sara Giangreco

Quarto è un piccolo quartiere, da dove però è partital’unità d’Italia, di cui abbiamo appena festeggiato l’anniversario.

Sembra che Genova e l’intero paese se ne siano da sempre dimenticati, e Quarto – dagli anni ’90 ad oggi – ha iniziato a vivere una crisi che l’ha trasformata da bellissimo e verde quartiere residenziale, ricco di negozi e spazi per unirsi, ad una colata di cemento, dimenticata e svenduta al miglior offerente.

Sono una nativa priaruggina, e ho dedicato metà della mia vita a cercare di riportare in auge un luogo bellissimo, pieno di possibilità turistiche e possibili opere di rigenerazione urbana.

Purtroppo questo lato non viene quasi mai considerato e ci troviamo nel bel mezzo di una degenerazione urbana invece, che sta annullando il tessuto sociale e occupando quelli che prima erano spazi pubblici o privati, con supermercati o con costruzioni brutte e, francamente, anche poco sensate.

Noi non abbiamo bisogno di supermercati, abbiamo bisogno di una merceria, di un negozio che venda scarpe, biancheria, ma la grande distribuzione – che sembra ormai essere l’unico modo per occupare grandi spazi privati in vendita – rende tutto questo impossibile.

Uno degli esempi in voga in questo momento è il famoso “ponte sulla ferrovia, che unisce Via Acerbi a Piazza Sivelli, dove si trovano la stazione di Quarto dei Mille e la posta.

Il progetto è vecchio, privato, per cui né Comune, né Municipio Levante, hanno pertinenza sulle decisioni degli appaltatori ora proprietari del Cenacolo, che diventerà sede di appartamenti di lusso, circondati da un grande parco, sempre privato.

Per fare un po’ di chiarezza: il ponte sulla ferrovia è proprietà del Cenacolo, che, per oneri comunali, ha dovuto adattarlo ad uso disabili e creare una rampa.

Il problema è sempre lo stesso: la rampa non sarà a norma disabili, perché con pendenza 9% e non 5% come per legge. La consulta per l’abbattimento delle barriere architettoniche ha comunque dato parere positivo.

Verranno meno quindi le scale per arrivare più velocemente in stazione.

Si è discusso molto sul rendere il ponte carrabile e, mi dispiace,questo non accadrà, almeno non per ora: nel progetto è specificato che il ponte rimarrà pedonale.

Credo che in pochi contestino la creazione di una rampa che aiuti anziani o genitori con passeggini a salire più agevolmente, si contesta l’effettiva bruttezza e il triste, claustrofobico grigio, che si aggiungerà ad un altro megastore al posto della proprietà dei Salesiani.

Io rimango senza parole quando penso a quanto poco ci vorrebbe per trasformare un’opera (necessaria o meno), in rigenerazione di un territorio ormai spento, che non riesce a puntare sulle sue potenzialità, e sia chiaro, credo che sia anche colpa dei pochi negozianti rimasti. Non a caso il Civ Priaruggia al momento è congelato, senza presidente e consiglio direttivo.

Nessuno si interessa a bandi, a guardare un po’ più in là del suo metro di comfort zone.

Quarto ha bisogno di teste che progettino, non di sporadiche opposizioni -a volta anche dannose -a fatti compiuti. Ha bisogno di unirsi, di creare nuovi luoghi di socializzazione, dove si possa discutere anche la risoluzione di alcuni problemi, o creare qualcosa di bello e nuovo, altrimenti questa degenerazione urbana porterà il vuoto e la completa deautorevolezza della parola degli abitanti.

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