La liberazione a Nervi

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Un solo colpo di cannone. Uno e uno soltanto ne viene sparato a Nervi dall’esercito alleato. Il boato, per la precisione, proviene dall’inizio di via Oberdan, nella rotonda che oggi è intitolata al giornalista del Corriere Mercantile Edilio Pesce (davanti ai locali della Croce Verde).

È di un carro armato il proiettile che viene esploso per sfondare una breccia – anticarro per l’appunto – installata dall’esercito nazifascista in fuga. In questo modo gli alleati riescono a entrare in Nervi al completo delle truppe e senza colpo ferire.

Il nostro quartiere, proprio come Genova, si liberò da solo e non sono molte le immagini che ritraggono Nervi in questo particolare, preciso e cruciale periodo storico.

Due scatti sono tuttavia rappresentativi per le cronache e per gli storici. La prima (quella di copertina, ndr) ritrae i soldati della divisione “Buffalo” proprio sulla breccia appena fatta saltare. La seconda immortala alleati e partgiani che posano dopo la firma della resa

Resa che arriva dall’inchiostro del Generale Meinhold e che obbliga i tedeschi a deporre le armi.

Tuttavia alcune camicie nere e qualche manipolo di SS stanziate a Nervi – e asserragliate nelle batterie del Monte Moro – rifiutano la disfatta.
Meinhold è condannato a morte da Hitler per alto tradimento e intorno alle 14 del 25 aprile due cacciatorpedinieri inglesi aprono il fuoco contro le batterie del Monte Moro che, nel rispondere all’attacco, colpiscono alcune case di Quinto causando le ultime vittime.

La resa però è imminente e arriva alcune ore dopo, quando la 92a divisione “Buffalo” arriva a Nervi, già liberata dai partigiani, verso le 22 del 26 aprile 1945.

Il primo americano a toccare suolo nerviese lo fa nella hall dell’Hotel Savoia-Beeler. Si tratta del maggiore Hill.

Il 28 aprile, nella sede della Pubblica Assistenza di Nervi in via Gazzolo, i tedeschi firmano la resa (qui sotto la secondo foto).

Questi i nomi di tutti i partigiani nerviesi: Mario Bassanite, Aldo Casotti “Monello”, Bruno Bonanno, Antonio Pittaluga “Peter” e Antonio Sciolla “Renè”.

Bruno Bonanno
Antonio Pittaluga “Peter”

4 Commenti

  1. Errore , NON venne sparato nessun colpo di cannone ma venne minato il muro anticarro che ostruiva il passaggio , forse è ancora in vita chi ha messo l’esplosivo nel foro praticato nel muro !

  2. Il Mi O papà era di Quinto e tanto mi ha raccontato delle Batterie . della resa, dei cannoni, della paura e della fame. Lui era un ragazzo e mi ha raccontato come lui e i quintesi hanno vissuto i momenti della resa della Batteria di Quinto in piazza frassinetti, con parole che fanno ancora oggi rabbrividire.

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