Medioevo e nobiltà a Nervi

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Stazione_Genova_via_Cattaneo

Un tempo il tratto di via Oberdan a ponente del Porticciolo si chiamava via Cattaneo, tanto che ancor oggi esiste la casa popolarmente detta “Stazione Ferroviaria Cattaneo”. Via e stazione presero il nome dai marchesi Cattaneo Della Volta, che nell’Ottocento possedevano in Nervi la più grande proprietà di terreni e case, compresi tra le parrocchie di Santa Maria Assunta di Caprafico e San Siro.

I Cattaneo Della Volta discendono dalla famiglia nobiliare Della Volta, di origine feudale e di parte ghibellina, che dal XII secolo partecipò alla vita pubblica ed economica di Genova, svolgendo funzioni di governo e finanziando attività commerciali. Ingo II della Volta nel 1161 fu illustre ambasciatore della città di Genova presso l’imperatore Federico Barbarossa ed in tale occasione venne nominato “cattaneo”, capitano. Ne seguì anche la concessione di apporre l’aquila nera nell’insegna araldica.

Quando Genova estese nella Rivera di Levante il proprio modello di autonomia giuridica, politica ed economica, i Della Volta furono tra quei nobili che definirono possedimenti territoriali anche a Nervi, acquistando influenza locale.

Ma chi erano questi nobili genovesi?
Innanzi tutto è da chiarire che a Genova i termini “nobilis” e “civis” corrispondevano. Tanto è vero che i primi annalisti usarono la parola “nobilis”, illustre, come aggettivo di “civis”, cittadino. Solo in un successivo momento il termine nobile venne usato da solo, ad indicare una famiglia di rango superiore per funzioni, peso politico e tenore di vita, che poteva fregiarsi di uno stemma.

I “nobiles cives”, i cittadini illustri, furono il nucleo della nobiltà genovese, che dal regime comunale in poi ricoprì le cariche pubbliche per diritto e per dovere. Tra questi erano compresi i nobili feudali, i nobili civili, i nobili popolari. Il titolo era sì ereditario, ma poteva essere concesso per i meriti dimostrati in favore della patria. Questa nobiltà cittadina si rafforzò grandemente dalla seconda metà del XIV secolo, quando le famiglie iniziarono a riunirsi in consorterie, dette “alberghi”, che assumevano il nome della famiglia più autorevole.

Come attesta il manoscritto settecentesco di Giacomo Giscardi «Origine e Fasti delle Nobili Famiglie di Genova», a Nervi tra i primi comparvero i Della Volta, i Grimaldi, gli Spinola e gli Adorno. Del casato Della Volta abbiamo accennato, occupiamoci brevemente degli altri tre.
La famiglia Grimaldi, che regna oggi sul principato di Monaco, fu una delle più antiche e potenti casate feudali genovesi, con gli Spinola, i D’Oria ed i Fieschi. Partecipò intensamente alla vita politica medievale. La famiglia si arricchì con il commercio, la finanza e l’acquisto di terreni. Di parte guelfa, i Grimaldi furono alternativamente esiliati e rimpatriati, vivendo spesso come pirati ed estendo anche all’estero la loro dinastia.

Un tempo il popolo la chiamava “Casun”, Casone, oggi è Villa Spinola Carrara di via 5 Maggio, costruita nel XVII secolo sui terreni degli Spinola a Quarto, dove compaiono in elegante successione anche le ville sorelle: Doria Spinola di via Priaruggia, Doria Spinola Quartara di via della Castagna, Spinola Piermari di via 5 Maggio, Spinola Cosci Garibaldi di via Sartorio, Spinola D’Oria D’Albertis di via Romana di Quarto. Sono loro le più imponenti testimoni della presenza degli Spinola nel levante genovese. Gli Spinola e i D’Oria si distinsero a Genova come le più illustri casate di parte ghibellina. Nemiche storiche delle casate guelfe dei Grimaldi e dei Fieschi, fondarono il proprio potere sull’alleanza col popolo. Si arricchirono con le pratiche mercantili, curando rapporti commerciali ovunque, senza trascurare i territori agricoli del levante genovese.

I nobili Adorno comparvero invece quando a Genova si istituì il dogato. Furono tra i nobili che si definirono “popolari” e che sostennero il primo doge Simon Boccanegra. Insieme ai Fregoso si contrapposero quindi alle antiche famiglie feudali. Comunque la pratica del commercio, l’estendersi del casato fuori dalla patria ed i possedimenti territoriali li accumunarono alla nobiltà più vecchia. Del resto non ci può certo stupire che la nobiltà partecipasse attivamente, senza alcun disonore, alla vita economica di una città che ebbe sempre il vanto di crescere sui negoziati e sugli investimenti.

Di Marcella Rossi Patrone

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