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Quarto, il 5 maggio e la partenza dimenticata

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Quarto, il 5 maggio e la partenza dimenticata

Il 5 maggio 1860, dallo scoglio di Quarto, dove ora sorge in memoria un obelisco, partirono Garibaldi e i suoi 1000, coloro che unificarono i vari regni della penisola in quello che si chiamò Regno d’Italia.

Quarto dei Mille è raramente menzionato nella storia garibaldina, o solo di sfuggita, insomma, ha perso l’efficacia della sua memoria. Non solo nella storia, ma anche nelle politiche di rigenerazione urbana o turismo esperienziale.

Quarto potrebbe essere un punto turistico di grande rilievo, se solo si fosse mai pensato di investire o progettare un itinerario, un’experience in un quartiere che potrebbe dare tutto all’ospite: piccoli negozi (anche se pochi), hotel, stazione ferroviaria, bar, pub, ristoranti, spiagge e meravigliosi tramonti mozzafiato. Nonché un luogo sacro: il Monumento all’esercito garibaldino, da dove l’Italia ha mosso il primo passo.

Inoltre è un eccellente punto di interscambio tra levante, centro e ponente, per programmare una visita intera della città.

Negli ultimi anni la situazione è degenerata: lo stabilimento balneare “i Monumento” è in disuso, occupato da abusivi, ricoperto di immondizia e pericolante.

L’ex cimitero garibaldino, che potrebbe essere sede di un museo o un parco dedicato al giorno del 5 maggio e Garibaldi, è chiuso e anch’esso abbandonato. Di fianco all’uscita alla stazione di Quarto dei Mille, la prima cosa che si vede è un’enorme costruzione di cemento armato, mentre davanti, il piazzale dove il Monumento impera, lasciato a se stesso.

Una piazza progettata – francamente – senza nessun criterio per la user experience: panchine di marmo nero: gelate ed esposte al vento pungente invernale, bollenti e senza un filo d’ombra d’estate.

Se a Roma trovassimo dei bambini a scivolare o ad arrampicarsi sul Colosseo, i loro genitori verrebbero arrestati o multati immediatamente, mentre in questa piazza tutto vale, i ciottoli dell’aiuola sono sparsi pericolosamente per tutta l’area.

Ciliegina sulla torta è poi la stele di ferro con i nomi dei mille soldati partiti, completamente arrugginita e quasi completamente compromessa.

L’ora è arrivata, dopo un anno intero di stop, di mondo fermo, per riflettere su quali investimenti vadano fatti per arte, storia, cultura e turismo, che ovviamente si riflettono anche su tutto il tessuto economico circostante, in declino da anni.

Non abbiamo bisogno di tutto e subito: anche un bimbo sa che una stele di ferro, accanto all’acqua arrugginisce. Anche un bimbo può dire: “io al sole qua non ci sto, ci sono 100 gradi”, così come anche all’elementari, i bimbi sanno che il 5 maggio 1860,Garibaldi partì dallo scoglio di Quarto per unificare l’Italia.

di Sara Giangreco

Sfruttare luoghi abbandonati, abbellirli, renderli vivibili, con attenzione a chi e come questi posti verranno usati, è il minimo indispensabile per una città che deve ripartire da qui, e cominciare a studiare progetti di marketing territoriale e turismo esperienziale duraturi e sensati a livello manutentivo.

Basterebbe cominciare a ricordare da dove siamo partiti. Intanto domani, alle 10, il municipio IX Levante omaggerà lo scoglio dei Mille con una celebrazione solenne.

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