Pacco bomba al Porticciolo, l’ordigno era rudimentale e altamente pericoloso

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La notizia dell’ordigno, posizionato al Porticciolo di Nervi, ha sconvolto la città. Da molto tempo non si registrava un fatto di cronaca di questa portata in un quartiere del Levante genovese.

Gli inquirenti stanno vagliando più ipotesi ma di una cosa sono, tutti, decisamente convinti: la pericolosità dell’ordigno.

Gli artificieri, questa mattina, hanno fatto brillare il pacco bomba che all’interno custodiva una potente fonte energetica: due batterie. La scientifica sta ancora lavorando al caso e, sebbene l’ordigno fosse rudimentale, il suo assemblamento era a innesco continuo. Questo significa che sarebbe potuto esplodere a un leggero contatto o urto. All’interno, con molte probabilità, erano presenti frammenti di ferro che rendevano ancora più pericolosa la bomba.

Le uniche telecamere in zona sono quelle all’inizio della discesa che porta al Porticciolo: anche qui gli inquirenti stanno analizzando tutti i filmati.

Tornando alle ipotesi.

Si sta lavorando a più piste. La prima riconduce a una matrice di stampo anarchico legata agli ambienti vicini ai fatti risalenti all’anniversario del G8. La motivazione, secondo una preliminare analisi, potrebbe riportare all’intitolazione della nuova darsena a Luigi Ferraro: padre della subacquea italiana ma ex comandante della Decima Flottiglia Mas. I mandanti avrebbero voluto mostrare il proprio disappunto con questo gesto.

Altra ipotesi riguarda il Porticciolo. Sono stati molti i detrattori e gli oppositori alla realizzazione della nuova darsena e, gli inquirenti, stanno indagando anche in questo senso.

Altra – probabilmente più remota – riguarda il defibrillatore sotto il quale è stato posizionato il pacco bomba. Anche qui molti si sono schierati contro l’installazione del dispositivo salvavita.

Un’ultima novità, infine, riguarda un murales spuntato quasi in contemporanea al ritrovamento dell’ordigno: “Chi non mette i rifiuti nei contenitori è maledetti da Dio, Dio. Ve ne accorgerete!”.

Il Murale sulla Torre Gropallo nella foto di Roberto Zanleone

Ignoto, chiaramente, l’autore. Digos e polizia scientifica – impegnati nelle indagini – non stanno però lasciando nulla al caso.

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