PARCHI DI NERVI: quello che furono, sono e vorremmo fossero

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I Parchi di Nervi, l’esempio lampante di come la natura possa essere lasciata in preda a sé stessa. Un intero patrimonio è finito nelle mani di chi tutti i giorni banchetta in ogni dove al suo interno, rimanendo impunito, ma soprattutto rovinandone le bellezze e trasformandolo nell’ambientazione di un “ film dell’orrore”.
Da Eden della nostra Liguria i Parchi sono piano piano diventati il luogo infernale che nessuno si sarebbe mai aspettato, ma la pubblica amministrazione o è stata a guardare, o ha rallentato ogni tipo di lavoro di restauro.

Che resta alla gente quindi?

I sentimenti vanno dallo sconforto alla rassegnazione di chi ha visto nel corso degli anni il tracollo continuo di un complesso botanico che, nonostante la speranza riposta dai cittadini, non ha più visto risplendere le fattezze di un tempo. Flora tipica mediterranea unita a palme, cedri, araucarie tipiche degli ambienti esotici e tropicali, nove ettari di terreno che formavano una struttura dal “sapore romantico” che se c’è è nascosto da una situazione attuale indescrivibile.
Le ville, dapprima private, sono diventate di proprietà del Comune di Genova, ma lo stesso non è riuscito a farne buon uso, anche se l’impostazione e la zona in generale avrebbero avuto tutte le carte in regola per diventare una sede incantevole. Usiamo il condizionale, perché il tutto è stato sopraffatto dalla non curanza.

La ricca vegetazione, viuzze a intersecarsi con i numerosi spazi condensati nel verde, il sole a illuminare e il mare sullo sfondo. Questa sarebbe la cornice e non si poteva chiedere di più, la nostra Nervi a godere di una simile creazione, ma la realtà è l’opposto.
Andate a spulciare tra le foto d’epoca e vedrete come erano i Parchi, dalla Villa Gropallo, residenza dell’omonimo Marchese, che a metà dell’800 vantava uno splendido parco all’inglese che arrivava fino al mare.
Oggi la ferrovia ne ostacola la sua originaria estensione, l’idea di pace di un tempo tutta persa nella sporcizia che fa da corredo a un ambiente desolato e sono due anni ormai che l’accesso dalla Passeggiata Anita Garibaldi è sbarrato da un cancello. Quante persone, e anche i commercianti, hanno espresso il loro disappunto per un lavoro – si tratterebbe solo di rimettere a posto i pochi scalini sconnessi che ne hanno causato la chiusura – che verrebbe fatto in un batter d’occhio.
Ma niente, tutto nel dimenticatoio, guai a intervenire. Gli alberi e le piante, anche quelli creano problemi, perché mal impiantati, con conseguente seccatura di questi ultimi, oltre alle radici marcite per la formazione di falde acquifere stagnanti. Un piano di recupero progettato nel 2006 ma mai proseguito seriamente.

Villa Serra, l’unica che ospitava i tradizionali giochi romantici oggi vede la Civica Galleria D’Arte Moderna, ma anche questa è chiusa al pubblico, sempre per evidenziare come l’intero complesso sia mal sfruttato e come i soldi per opere edilizie siano stati usati in parte, ma sempre malamante.
Se i Parchi fossero così come sono stati progettati, ovvero un luogo dove rilassarsi, assaporare un po’ il profumo di Nervi e della Liguria, leggersi un bel libro in santa pace, con i canti degli uccellini e il piacere di avere il mare a pochi passi. Girare in lungo e in largo senza la paura di vedere la devastazione intorno, portare i bambini a giocare negli spazi loro dedicati,
lasciarli divertire senza preoccupazioni varie dovute alla sporcizia che invece troviamo per colpa di maleducati che ne hanno fatto un luogo sì di piacere, ma sotto un altro punto di vista. Non chiedono tanto gli abitanti di Nervi, solo la normalità, quella che da anni ormai non esiste più. Questo non va bene a nessuno dei “ nerviesi doc ”, ma non solo a loro, perché chi
sceglie di immergersi nel verde dei Parchi non è solo la gente del posto.
Sarebbe bello rivedere le antiche bellezze, sia artistiche che naturali, e non tutto lasciato lì, campato in aria, un cantiere a cielo aperto.

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Un lavoro di risistemazione dei Parchi, soldi stanziati per il recupero, più parole che fatti a dire il vero, sì perché se pensiamo a Villa Grimaldi, da gennaio a questa parte, vediamo che poco è cambiato, degrado è la parola d’ordine, poco altro. Una tristezza. I controlli, quando vengono effettuati, vengono fatti male, ci sono mezzi parcheggiati qua e là, sintomo della serietà negli interventi.
La gente vede e capisce quanto siano insufficienti gli interventi, le lamentele entrano ed escono dalle orecchie di chi dovrebbe occuparsene, ma niente.

Lo sconforto ormai ha raggiunto picchi elevati tra la popolazione di Nervi, la situazione non tende però a migliorare, anzi, la sporcizia, in alcune zone più che in altre, ma un po’ dappertutto, regna sovrana.
Si pensi ai bagni pubblici accanto al Gam Cafè, il bar dei Parchi, tavolette rotte, alcuni servizi non funzionanti, tanto degrado, segni di muffa, materiale edile, pezzi rotti, assenza di carta igienica. Se questa è la normalità.
L’Aster ha fatto poco, i soldi pubblici sono stati investiti per comprare materiale nuovo, ad oggi inutilizzato; così le bellezze sono cadute a pezzi, devastate dai vandali, nessun controllo, nessuna telecamera, tanta preoccupazione per quello che succede la notte, dove i prati e le zone interne sono diventate la dimora di ubriachi, tossici.
Non si vede l’orizzonte, continuano a ripetersi le solite cose, peggioramenti a non finire, se non si possono più portare nemmeno i bambini a giocare siamo a un punto di non ritorno.
Una buona notizia forse è arrivata. Ci si chiedeva che fine attendesse l’area ludica creata undici anni fa. La speranza per i bambini di tornare ad andare su e giù dallo scivolo, prima distrutto, divertirsi correndo sulla passerella nella giostra del ponte tibetano, crollata, forse c’è. Le lamentele dei genitori forse hanno ottenuto quello che ci si aspettava. Finalmente !!! Visto che non erano mai iniziati lavori di manutenzione, ma nemmeno erano mai stati cambiati pezzi. Ora si aspettano solo le forniture, che non sia un buon inizio? Quante sollecitazioni, ora non serve che lavorare, i Parchi hanno bisogno di tornare come erano.

Meno parole e più fatti

 


 

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