Uno scrigno d’arte nascosto: l’Oratorio dei Santi Nazario e Celso di Sturla

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di Lorenzo Bisio

Uno scrigno d’arte nascosto: l’Oratorio dei Santi Nazario e Celso di Sturla
Quest’edificio, parzialmente celato da vecchie e nuove costruzioni in uno dei vicoli più antichi di Sturla, si rivela con sorpresa un piccolo gioiello di arte e storia: si tratta dell’antico Oratorio dei Santi Nazario e Celso, dalle antiche planimetrie si deduce che questo è infatti uno dei più antichi edifici attorno al quale si è costituito il nucleo di Sturla.

La sua antica struttura si può ulteriormente analizzare grazie all’ausilio di Google Maps nella modalità 3D per ottenere una visione rivelatrice delle notevoli trasformazioni di questo settore del tessuto urbano e dell’edificio considerato.

I primi documenti che lo citano risalgono al 1184, anche se la sua origine deve essere più antica, come evidenziato anche dall’intitolazione ai santi martiri evangelizzatori della Liguria; fino al XV secolo circa fu infatti la prima parrocchiale di Sturla sotto il titolo di San Celso, dipendente dalla pieve battesimale di San Martino di Albaro, per essere poi sostituita dalla vicina chiesa della Santissima Annunziata, costruita a partire dal 1434.

Del primitivo edificio romanico e preromanico non vi è traccia e le murature più antiche sono ascrivibili all’ammodernamento apportato nel XVI secolo a seguito delle istanze della Controriforma.

Prima del 1481 infatti era divenuto Oratorio, sede della confraternita dei Disciplinanti sotto il titolo di Santi Nazario e Celso e nel 1799 mutò nuovamente la titolazione in quella di Santi Rocco, Nazario e Celso.
Dalla documentazione d’archivio pervenutaci è emerso che a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento l’oratorio subì un lento declino ed un progressivo abbandono e degrado.

Nel 1936 la proprietà dell’edificio passò dalla Curia alla famiglia Galeppini e nel 1938 a seguito del crollo della volta settecentesca in canniccio venne avviata la demolizione in quanto ritenuto di scarso valore storico-artistico.

Ma la scoperta di un grande affresco cinquecentesco e di altri dipinti da parte della Soprintendenza fece sospendere i lavori e avviare un primo intervento di restauro e messa in sicurezza mediante una copertura di protezione nel 1939.

In data 30 settembre 1964 la Soprintendenza sottopose a vincolo l’edificio per fermare dei lavori non autorizzati che i proprietari stavano eseguendo; in seguito l’oratorio subì diversi passaggi di proprietà fino al suo acquisto da parte dell’associazione “I Ricostruttori nella preghiera” nel 1989 che avviarono un sostanzioso restauro terminato nel 2002.

Attualmente la struttura riprende sommariamente nella planimetria quello che doveva essere l’edificio cinquecentesco tenendo presente che il muro a sud è stato completamente ricostruito così come il tetto.

Notizie ulteriori sull’interno, sugli arredi e sui dipinti si possono trovare negli scritti di Angelo e Marcello Remondini in un testo intitolato “Le Parrocchie dell’Archidiocesi di Genova” del 1893 e nelle citazioni del Casalis.
Per quanto riguarda gli intonaci è stato appurato che presentano in alcune parti ben sei strati di affresco riferibili a cronologie differenti; la più antica delle quali, nella parte inferiore della parete nord, si può far risalire al XIV secolo per composizione delle figure dei santi e per i decori geometrici, sulla sommità della controfacciata compare una Crocifissione di epoca immediatamente successiva (XVI secolo) per la quale si è fatto il nome della cerchia di Nicolò Corso (1446-1513).

Altri affreschi coevi a questa fase decorativa sono presenti tra la parte inferiore della controfacciata e le adiacenze del muro nord e rappresentano in modo frammentario San Rocco, San Sebastiano, una probabile Santa Chiara e ai lati Cristo deriso e la Flagellazione attribuibili ancora probabilmente alla cerchia di Nicolò Corso molto attivo in quest’area. In posizione attigua si trova una Salita al Calvario con Cristo Caduto di medesima epoca ma attribuibile secondo alcuni a Teramo Piaggio o a Lorenzo Fasolo.

Gli affreschi più recenti, della seconda metà del Cinquecento, collocati sulla parete nord, rappresentano l’Orazione nell’orto, la Cattura di Cristo e Cristo davanti a Pilato di attribuzione incerte ma riferibili, in base ad analogie stilistiche, ad alcuni pittori come G.B. Castello, Orazio Cambiaso e Lazzaro Tavarone.

Gli anonimi autori di questi cicli decorativi hanno comunque lasciato importanti e significative testimonianze a livello figurativo e possono rappresentare un contributo allo studio della variegata cultura pittorica genovese attraverso i secoli.

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